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Alla ricerca della felicità

Il 18-19 Marzo i ragazzi di 1° e 2° media sono partiti alla ricerca della felicità con i frutti dello Spirito Santo. I ragazzi, attraverso dei giochi, si sono inoltrati alla scoperta del primo frutto cioè il DOMINIO DI SE’ affrontando prima il dominio del proprio corpo e poi quello delle proprie emozioni. I ragazzi hanno riscoperto che questo frutto ti fa crescere, ti fa capire chi sei, cosa vuoi e ti permette di vivere in pienezza le realtà positive della vita senza lasciarsi condizionare dall’egoismo e dall’orgoglio che stanno dentro ognuno di noi.  Per dominare questi istinti può essere d’aiuto il secondo frutto cioè la PAZIENZA. Il frutto che ti fa sopportare tutte le offese, non ti porta a reagire ai torti subiti con la vendetta, ma a dimenticarli completamente. Vivere la pazienza è anche accogliere tutto come dono di Dio perché solo Lui sa renderti capace di trasformare il gesto più piccolo in un gesto d’Amore. Il loro viaggio è continuato alla ricerca della felicità attraverso il frutto della GIOIA. La gioia per i ragazzi, la gioia nel dare e la gioia nel perdono. Le attività hanno aiutato i ragazzi a capire che la gioia vera si trova nell’incontro con Cristo. Così dopo il frutto della gioia hanno affrontato il frutto della FEDELTA’ intesa come legame con Dio.  Quest’ultimo si può spezzare tante volte a causa dei comportamenti verso gli altri e verso Dio attraverso le parole o le azioni, non andando a Messa e quindi mettendo qualcun altro al posto di Cristo. Alla fine però possiamo riallacciare il legame con Dio attraverso la preghiera e la Confessione ricordando che nonostante tutto Dio ci ama. L’ultimo frutto dello Spirito Santo è appunto l’AMORE.

Non possiamo però dimenticarci il nostro sabato sera. Sono stati scelti i ragazzi più coraggiosi per rappresentare l’oratorio Santa Maria alla prima edizione dei clash oratorial. La serata ha visto il susseguirsi di sfide tra goblin, stregoni, principesse e cavalieri. I prescelti hanno affrontato con forza ed energia le quattro arene e a colpi di strategie, preparazione atletica e codici segreti si sono rafforzati e hanno guadagnato punti per affrontare le battaglie finali. In quest’ultime dovevano essere in grado di difendere le proprie torri e riuscire ad abbattere quelle delle squadre avversarie. La prima edizione dei clash oratorial ha visto come vincitori l’armata delle principesse, ma sicuramente abbiamo vinto tutti tra giochi, sfide e soprattutto divertimento.

Alzatevi, andiamo!

Sabato 11 e domenica 12 marzo si è tenuto in oratorio il ritiro quaresimale per i ragazzi del triennio delle superiori degli Oratori di Settimo Torinese.

Abbiamo avuto l’occasione di poter conoscere meglio un aspetto della nostra vita, che difficilmente tiriamo fuori: la sofferenza. E’ un tema complicato da analizzare, e molto delicato da affrontare: siamo partiti da un brain storming, per capire quali sono le implicazioni nella vita di tutti i giorni, e abbiamo riflettuto sul rapporto che l’uomo ha con la sofferenza attraverso alcuni articoli di cronaca che ci accostano al male sotto diverse forme (il dolore di aver perso un figlio, la violenza di gruppo, una vittima insensata), delle canzoni che ci parlano di dolore, e le immagini dei campi di sterminio. Le domande nella mente si affollano: come è possibile tutto ciò? Cosa possiamo fare noi? Dov’è Dio di fronte a tutto questo?

Dopo una serata passata a conoscere il mondo dei regni di Azzurra e del Luppolo, e delle loro particolari famiglie reali, abbiamo concluso la prima giornata pregando davanti al Santissimo, cercando di recuperare i tanti dubbi emersi nel pomeriggio, con la speranza di trovare il giorno dopo qualche risposta.

La domenica si è aperta con due testimonianze molto particolari, legate a delle esperienze di grande sofferenza, che è stata affrontata con tenacia, cercando nella fede e nelle persone le risposte a quelle domande che affollano la testa e non riesci a trovare risposte razionali. Il silenzio che si è creato nell’ascoltare queste testimonianze era il segno di una grande attenzione, quella che ci colpisce quando ci troviamo di fronte alla sofferenza: ognuno di noi cerca il suo percorso per reagire e per questo abbiamo avuto l’occasione di riflettere sul nostro rapporto interiore con la sofferenza attraverso un momento di deserto. La traccia conteneva tre testi: una poesia di Alda Merini, un brano di Nouwen, il racconto del Getsemani. In modo particolare, Nouwen ci invita a riflettere sul fatto che per farci amico il dolore dobbiamo farlo uscire dall’isolamento: la condivisione dopo pranzo è servita ad offrire una risposta, magari non del tutto esaustiva, a una delle domande ricorrenti di questo ritiro. Infatti, Dio è presente nel dolore di ognuno di noi e ci offre la sua compassione.

Abbiamo concluso il ritiro celebrando la Messa, nel quale abbiamo ascoltato il Vangelo sulla Trasfigurazione: il grande timore dei discepoli, l’incredulità di Pietro che propone le tre capanne, il tocco di Gesù che li invita a non temere.

Due sono i simboli di questo ritiro: la croce, segno della sofferenza di Cristo nella passione e della sofferenza che ognuno di noi si carica sulle spalle, e una canzone di Fiorella Mannoia, dedicata alla vita, che per quanto sia incoerente ci offrirà una strada da percorrere senza timori.

Allora, che sia benedetta!

Il contrario dell’amore è l’indifferenza

Domenica 13 dicembre i ragazzi dei gruppi adolescenti e giovanissimi hanno avuto la possibilità di vivere un momento di intenso ritiro dedicato all’indifferenza.
La mattinata è stata aperta dalla visione di tre video: il primo è un esperimento sociale condotto in Russia, nel quale veniva misurato il tempo nel quale in una piazza ci si accorgeva di un uomo che si è accasciato a terra dolorante, il secondo fa riferimento a un fatto realmente accaduto (uno scippo fermato da un ragazzo, con il ladro che riesce purtroppo a scappare), mentre il terzo è un esperimento condotto in un ipermercato, nel quale un ragazzo fa cadere incidentalmente dei fogli a terra e nessuno lo aiuta a recuperarli. La riflessione successiva si è concentrata sugli atteggiamenti di indifferenza causati spesso da pregiudizi o paure, ed è stata riportata alle esperienze vissute nella vita di tutti i giorni. Questa seconda parte è stata accompagnata anche dalla lettura di una storia che è un’estrema conseguenza di un’indifferenza prolungata, ovvero il bullismo. Qui si può capire come il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza.
La Messa domenicale seguita con la comunità è stata importante anche per la apertura della Porta Santa e la benedizione in occasione del Giubileo della Misericordia.
Nel pomeriggio, i ragazzi hanno potuto assaporare due momenti molto diversi tra loro: il primo, in chiesa, dedicato a capire come la tenerezza di Dio può essere un efficace antidoto contro l’indifferenza, partendo dalla parabola del Buon Samaritano e utilizzando una testimonianza di Elton John su come ha superato le difficoltà della malattia, mentre il secondo, fuori dai cancelli dell’oratorio, a portare un gesto di misericordia, simboleggiato dai “Free Hugs”, gli abbracci gratis, donati a persone sconosciute. Gli atteggiamenti sono diversi: dalla massima apertura alla diffidenza totale.
Questa giornata è stata utile a tutti per conoscere meglio l’amore e la tenerezza di Dio, e a conoscere il dono gratuito di un’amore da non nascondere sotto il mantello.

Crescere senza smettere di credere

Durante il week-end di sabato 14 e domenica 15 marzo, i ragazzi di quinta elementare e prima media hanno partecipato ad un ritiro in preparazione della Pasqua. Nelle due giornate i ragazzi hanno potuto riflettere sul loro percorso di crescita, aiutati anche dalla storia di Peter Pan, l’eterno ragazzo che vive nell’Isola che non c’è. Inoltre, per i ragazzi di quinta elementare è la prima esperienza di un ritiro di due giorni.
Dal sabato i ragazzi sono stati coinvolti con attività e giochi riguardanti il celeberrimo cartone animato disneyano per spiegare loro che crescere significa essenzialmente cambiare il modo di vedere le cose: saper accettare delle regole, che spesso comportano il prendersi delle responsabilità, ma soprattutto saper lottare contro le proprie paure. Durante la giornata, i ragazzi hanno avuto la possibilità di vivere un intenso momento di preghiera.
Nella domenica, invece, i ragazzi hanno avuto l’occasione per concentrarsi su come si può vivere il proprio percorso di crescita: la strada migliore, infatti, è quella che viene traccciata insieme agli altri, dando fiducia al prossimo e sapendo che Qualcuno là in alto crede in noi, perchè “Lui ha scritto il nostro nome sul palmo della Sua mano” (cit.). Il ritiro è stato concluso domenica pomeriggio con un momento di preghiera guidato da Don Domenico, e i ragazzi si sono congedati da questo ritiro con questo messaggio:

      CRESCERE NON SIGNIFICA SMETERE DI CREDERE! ANZI, SIGNIFICA ASSUMERSI NUOVE RESPONSABILITA’ SENZA DIMENTICARSI DI COME DA PICCOLI SI E’ IMPARATO A CREDERE.