Oratori di Settimo Torinese – UP 28

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Alzatevi, andiamo!

Sabato 11 e domenica 12 marzo si è tenuto in oratorio il ritiro quaresimale per i ragazzi del triennio delle superiori degli Oratori di Settimo Torinese.

Abbiamo avuto l’occasione di poter conoscere meglio un aspetto della nostra vita, che difficilmente tiriamo fuori: la sofferenza. E’ un tema complicato da analizzare, e molto delicato da affrontare: siamo partiti da un brain storming, per capire quali sono le implicazioni nella vita di tutti i giorni, e abbiamo riflettuto sul rapporto che l’uomo ha con la sofferenza attraverso alcuni articoli di cronaca che ci accostano al male sotto diverse forme (il dolore di aver perso un figlio, la violenza di gruppo, una vittima insensata), delle canzoni che ci parlano di dolore, e le immagini dei campi di sterminio. Le domande nella mente si affollano: come è possibile tutto ciò? Cosa possiamo fare noi? Dov’è Dio di fronte a tutto questo?

Dopo una serata passata a conoscere il mondo dei regni di Azzurra e del Luppolo, e delle loro particolari famiglie reali, abbiamo concluso la prima giornata pregando davanti al Santissimo, cercando di recuperare i tanti dubbi emersi nel pomeriggio, con la speranza di trovare il giorno dopo qualche risposta.

La domenica si è aperta con due testimonianze molto particolari, legate a delle esperienze di grande sofferenza, che è stata affrontata con tenacia, cercando nella fede e nelle persone le risposte a quelle domande che affollano la testa e non riesci a trovare risposte razionali. Il silenzio che si è creato nell’ascoltare queste testimonianze era il segno di una grande attenzione, quella che ci colpisce quando ci troviamo di fronte alla sofferenza: ognuno di noi cerca il suo percorso per reagire e per questo abbiamo avuto l’occasione di riflettere sul nostro rapporto interiore con la sofferenza attraverso un momento di deserto. La traccia conteneva tre testi: una poesia di Alda Merini, un brano di Nouwen, il racconto del Getsemani. In modo particolare, Nouwen ci invita a riflettere sul fatto che per farci amico il dolore dobbiamo farlo uscire dall’isolamento: la condivisione dopo pranzo è servita ad offrire una risposta, magari non del tutto esaustiva, a una delle domande ricorrenti di questo ritiro. Infatti, Dio è presente nel dolore di ognuno di noi e ci offre la sua compassione.

Abbiamo concluso il ritiro celebrando la Messa, nel quale abbiamo ascoltato il Vangelo sulla Trasfigurazione: il grande timore dei discepoli, l’incredulità di Pietro che propone le tre capanne, il tocco di Gesù che li invita a non temere.

Due sono i simboli di questo ritiro: la croce, segno della sofferenza di Cristo nella passione e della sofferenza che ognuno di noi si carica sulle spalle, e una canzone di Fiorella Mannoia, dedicata alla vita, che per quanto sia incoerente ci offrirà una strada da percorrere senza timori.

Allora, che sia benedetta!