Il blog dell’oratorio Santissima Trinità

Lettera a tutti i ragazzi di terza media

Cari amici,

questi tre anni insieme sono stati memorabili per le mille paure dei primi giorni, per le nuove amicizie che col tempo si sono a volte rafforzate e altre volte indebolite e per tutti i cambiamenti che abbiamo vissuto.

Questo è un anno importante! Dovremo affrontare il nostro primo esame che tanto ci preoccupa sin dall’inizio di questa avventura. Tutti noi abbiamo dovuto sopportare i discorsi, i rimproveri, i consigli – utili e non – e le valutazioni dei prof.

Come affronteremo i tanto temuti esami?

Neppure noi lo sappiamo, nessuno di noi ha davvero idea di cosa stiamo per affrontare, e abbiamo paura.

L’invito che vi diamo è di fare di tutto per poter dire alla fine delle prossime settimane:” Ho dato tutto! Non ho nessun rimpianto!”. L’ansia di quel giorno sarà inevitabile ma fa parte dell’avventura.

 

In bocca al lupo, amici!

No Limits?!

Durante il weekend del 25 e 26 marzo si è svolto il ritiro di Quaresima dedicato ai ragazzi dell’attuale terza media.

Ai ragazzi è stato proposto un tema arduo e controverso da affrontare: i nostri limiti. Il percorso, avente come riferimento il passo di Vangelo della domenica (“Il cieco nato”, Gv 9), ha voluto far riflettere i ragazzi sulla presenza dei limiti fisici e personali della nostra persona e sul loro ruolo nella relazione con chi ci è accanto tutti i giorni.

In particolare, il gruppo ha potuto comprendere quanto i momenti difficili della vita possano essere visti come una cartina tornasole delle nostre relazioni, poiché proprio in quelle situazioni scopriamo chi ci vuole bene veramente.

Ulteriore passaggio fondamentale è stato comprendere le parole di Gesù: “Perché in lui sia manifestata la gloria di Dio”, rivolte ai discepoli a proposito del limite del cieco nato. La Gloria di Dio non è altro che il frutto del Suo amore, il quale si manifesta proprio quando siamo più deboli e quando i limiti che tanto disprezziamo sembrano essere padroni della nostra vita.

Questa “nuova” informazione non può essere considerata solamente una nozione teologica ma un nuovo modo di intendere sé stessi e il ruolo di Dio nelle nostre vite. Il Signore non soltanto accetta i nostri limiti ma li esalta e li rende una ricchezza per noi tale da rinnovare la nostra vita proprio partendo da ciò che l’uomo disprezza e vorrebbe nascondere.

Questa concezione rivoluziona completamente l’obiettivo di costruzione della propria identità, primario in ogni ragazzo e ragazza dai 12 anni in su. Infatti se la costruzione dell’identità potrebbe essere considerata una missione individualistica e solitaria, nel Vangelo la costruzione di sé diventa il luogo in cui si manifesta concretamente, in noi e nella nostra vita presente e futura, l’amore di Dio. A prova di ciò si potrebbero citare numerosi santi (uno su tutti, san Filippo Neri), i quali proprio nell’ambito in cui si manifestava un loro limite hanno realizzato il progetto di vita che Dio ha voluto per loro.

Alla ricerca della felicità

Il 18-19 Marzo i ragazzi di 1° e 2° media sono partiti alla ricerca della felicità con i frutti dello Spirito Santo. I ragazzi, attraverso dei giochi, si sono inoltrati alla scoperta del primo frutto cioè il DOMINIO DI SE’ affrontando prima il dominio del proprio corpo e poi quello delle proprie emozioni. I ragazzi hanno riscoperto che questo frutto ti fa crescere, ti fa capire chi sei, cosa vuoi e ti permette di vivere in pienezza le realtà positive della vita senza lasciarsi condizionare dall’egoismo e dall’orgoglio che stanno dentro ognuno di noi.  Per dominare questi istinti può essere d’aiuto il secondo frutto cioè la PAZIENZA. Il frutto che ti fa sopportare tutte le offese, non ti porta a reagire ai torti subiti con la vendetta, ma a dimenticarli completamente. Vivere la pazienza è anche accogliere tutto come dono di Dio perché solo Lui sa renderti capace di trasformare il gesto più piccolo in un gesto d’Amore. Il loro viaggio è continuato alla ricerca della felicità attraverso il frutto della GIOIA. La gioia per i ragazzi, la gioia nel dare e la gioia nel perdono. Le attività hanno aiutato i ragazzi a capire che la gioia vera si trova nell’incontro con Cristo. Così dopo il frutto della gioia hanno affrontato il frutto della FEDELTA’ intesa come legame con Dio.  Quest’ultimo si può spezzare tante volte a causa dei comportamenti verso gli altri e verso Dio attraverso le parole o le azioni, non andando a Messa e quindi mettendo qualcun altro al posto di Cristo. Alla fine però possiamo riallacciare il legame con Dio attraverso la preghiera e la Confessione ricordando che nonostante tutto Dio ci ama. L’ultimo frutto dello Spirito Santo è appunto l’AMORE.

Non possiamo però dimenticarci il nostro sabato sera. Sono stati scelti i ragazzi più coraggiosi per rappresentare l’oratorio Santa Maria alla prima edizione dei clash oratorial. La serata ha visto il susseguirsi di sfide tra goblin, stregoni, principesse e cavalieri. I prescelti hanno affrontato con forza ed energia le quattro arene e a colpi di strategie, preparazione atletica e codici segreti si sono rafforzati e hanno guadagnato punti per affrontare le battaglie finali. In quest’ultime dovevano essere in grado di difendere le proprie torri e riuscire ad abbattere quelle delle squadre avversarie. La prima edizione dei clash oratorial ha visto come vincitori l’armata delle principesse, ma sicuramente abbiamo vinto tutti tra giochi, sfide e soprattutto divertimento.

Alzatevi, andiamo!

Sabato 11 e domenica 12 marzo si è tenuto in oratorio il ritiro quaresimale per i ragazzi del triennio delle superiori degli Oratori di Settimo Torinese.

Abbiamo avuto l’occasione di poter conoscere meglio un aspetto della nostra vita, che difficilmente tiriamo fuori: la sofferenza. E’ un tema complicato da analizzare, e molto delicato da affrontare: siamo partiti da un brain storming, per capire quali sono le implicazioni nella vita di tutti i giorni, e abbiamo riflettuto sul rapporto che l’uomo ha con la sofferenza attraverso alcuni articoli di cronaca che ci accostano al male sotto diverse forme (il dolore di aver perso un figlio, la violenza di gruppo, una vittima insensata), delle canzoni che ci parlano di dolore, e le immagini dei campi di sterminio. Le domande nella mente si affollano: come è possibile tutto ciò? Cosa possiamo fare noi? Dov’è Dio di fronte a tutto questo?

Dopo una serata passata a conoscere il mondo dei regni di Azzurra e del Luppolo, e delle loro particolari famiglie reali, abbiamo concluso la prima giornata pregando davanti al Santissimo, cercando di recuperare i tanti dubbi emersi nel pomeriggio, con la speranza di trovare il giorno dopo qualche risposta.

La domenica si è aperta con due testimonianze molto particolari, legate a delle esperienze di grande sofferenza, che è stata affrontata con tenacia, cercando nella fede e nelle persone le risposte a quelle domande che affollano la testa e non riesci a trovare risposte razionali. Il silenzio che si è creato nell’ascoltare queste testimonianze era il segno di una grande attenzione, quella che ci colpisce quando ci troviamo di fronte alla sofferenza: ognuno di noi cerca il suo percorso per reagire e per questo abbiamo avuto l’occasione di riflettere sul nostro rapporto interiore con la sofferenza attraverso un momento di deserto. La traccia conteneva tre testi: una poesia di Alda Merini, un brano di Nouwen, il racconto del Getsemani. In modo particolare, Nouwen ci invita a riflettere sul fatto che per farci amico il dolore dobbiamo farlo uscire dall’isolamento: la condivisione dopo pranzo è servita ad offrire una risposta, magari non del tutto esaustiva, a una delle domande ricorrenti di questo ritiro. Infatti, Dio è presente nel dolore di ognuno di noi e ci offre la sua compassione.

Abbiamo concluso il ritiro celebrando la Messa, nel quale abbiamo ascoltato il Vangelo sulla Trasfigurazione: il grande timore dei discepoli, l’incredulità di Pietro che propone le tre capanne, il tocco di Gesù che li invita a non temere.

Due sono i simboli di questo ritiro: la croce, segno della sofferenza di Cristo nella passione e della sofferenza che ognuno di noi si carica sulle spalle, e una canzone di Fiorella Mannoia, dedicata alla vita, che per quanto sia incoerente ci offrirà una strada da percorrere senza timori.

Allora, che sia benedetta!

Circondiamo di Gioia

Quest’anno il nostro oratorio ha partecipato sia al gran carnevale cittadino, che si è tenuto domenica 19 febbraio 2017, sia al carnevale del Borgo Nuovo, fatto sabato 25 febbraio 2017.

Per quanto riguarda la sfilata di domenica 19 febbraio, è stato davvero bello condividere l’entusiasmo del ritrovarsi insieme a festeggiare con tutta la città, nelle strade colorate dai coriandoli e dalle stelle filanti. I bambini si sono divertiti molto e il nostro buffo treno ha portato la gioia del circo in tutta la nostra città!

Riguardo al carnevale del quartiere, organizzato dalla nostra parrocchia, ci siamo impegnati a trasmettere tutto il nostro entusiasmo e la nostra gioia nel quartiere, sia con la musica che con l’animazione: nonostante ci siano stati momenti di trambusto, abbiamo passato un pomeriggio di grande festa e gioia, grazie anche al prezioso aiuto degli animatori che hanno guidato il nostro circo itinerante nella festa nel piazzale del mercato. Questo evento si è concluso con una dolcissima merenda insieme, organizzata da volontari e volontarie del nostro oratorio che, oltre a lavorare al confezionamento dei vestiti per i bambini e i ragazzi e alla preparazione del carro allegorico, ci hanno preparato una cioccolata calda e ci hanno fatto trovare delle bugie. A questa sfilata ha partecipato anche gli amici dell’oratorio di Santissima Trinità e degli amici speciali: i ragazzi del centro Frida Kahlo, accompagnati dai ragazzi di prima superiore.

La partecipazione ad entrambe le sfilate è stata buona, ma speriamo che il prossimo anno possa crescere.
Lo scopo del carnevale è quello di divertirsi e di circondare gli altri di gioia, ossia di portare a tutti entusiasmo e allegria: tirando le somme dopo il pieno di gioia, potremmo dire che lo scopo è stato raggiunto, vedendo la reazione dei bambini e dei ragazzi che vi hanno partecipato. Il nostro impegno è stato ripagato dai tanti sorrisi!

E lo puoi vedere anche tu… visualizza le foto del carnevale cittadino e del quartiere!

La novena di Natale, sulla via dei Magi

Venerdì 16 dicembre alle 17.00 abbiamo iniziato la novena in preparazione al Natale per tutti i bambini e ragazzi.

Ogni giorno un gruppo in particolare è protagonista con la processione iniziale col canto Si accende una luce, nei prossimi giorni la faranno: martedì  i bambini di 3^elementare, mercoledì i bambini di 4^elementare, giovedì i bambini di tutte le elementari e venerdì i ragazzi delle medie.

Gli animatori ogni giorno mettono in scena una puntata della storia, grazie a quella che ci accompagna quest’anno abbiamo conosciuto tre amici che frequentano la scuola del vecchio saggio.

Tre amici che hanno messo a frutto i loro talenti per partecipare al concorso della scuola. Ognuno di loro aveva  un particolare interesse: Belshar era affascinato dall’osservazione del cielo; Kansbar  non smetteva mai di leggere; Melech era bravissimo in matematica.

Mettendo insieme i loro talenti sono riusciti a tradurre un libro antico che parlava di “un astro che nasce da Giacobbe”, sono riusciti a fare anche una cartina e calcolare dove e quando quell’astro sarebbe sorto. Inutile dire che il loro progetto è stato il più bello di tutti e come premio avrebbero dovuto organizzare una grande festa. Ma nel mentre la loro amicizia si è incrinata e i tre amici sono arrivati a non parlarsi più. Come fare?

In più nella Novena di Natale ogni giorno ci viene dato un impegno da rispettare in attesa della nascita di Gesù. E così il primo giorno ci è stato chiesto di pensare a un motivo per cui ringraziare un proprio maestro (genitori, nonni, insegnanti, catechisti e animatori,…) dicendo una preghiera per lui.

Il secondo giorno ci è stato chiesto di provare a fare attenzione agli altri, se ci accorgiamo che qualcuno viene escluso di fare il primo passo per accoglierlo. Il terzo giorno ci è stato chiesto di non essere pigri e quando ci chiedono di fare qualcosa di non tirarci indietro. Il quarto giorno di ringraziare Gesù per i tanti doni che abbiamo ricevuto.

Inoltre durante la novena di Natale si può partecipare alla raccolta di generi alimentari per le famiglie più in difficoltà della Parrocchia, per ricordarci che “Tuo fratello ha fame”. L’iniziativa è seguita dal gruppo dei ragazzi di terza media dell’oratorio in collaborazione con la Caritas parrocchiale.

Appuntamento a domani alle 17.00 per il quinto giorno!

Il contrario dell’amore è l’indifferenza

Domenica 13 dicembre i ragazzi dei gruppi adolescenti e giovanissimi hanno avuto la possibilità di vivere un momento di intenso ritiro dedicato all’indifferenza.
La mattinata è stata aperta dalla visione di tre video: il primo è un esperimento sociale condotto in Russia, nel quale veniva misurato il tempo nel quale in una piazza ci si accorgeva di un uomo che si è accasciato a terra dolorante, il secondo fa riferimento a un fatto realmente accaduto (uno scippo fermato da un ragazzo, con il ladro che riesce purtroppo a scappare), mentre il terzo è un esperimento condotto in un ipermercato, nel quale un ragazzo fa cadere incidentalmente dei fogli a terra e nessuno lo aiuta a recuperarli. La riflessione successiva si è concentrata sugli atteggiamenti di indifferenza causati spesso da pregiudizi o paure, ed è stata riportata alle esperienze vissute nella vita di tutti i giorni. Questa seconda parte è stata accompagnata anche dalla lettura di una storia che è un’estrema conseguenza di un’indifferenza prolungata, ovvero il bullismo. Qui si può capire come il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza.
La Messa domenicale seguita con la comunità è stata importante anche per la apertura della Porta Santa e la benedizione in occasione del Giubileo della Misericordia.
Nel pomeriggio, i ragazzi hanno potuto assaporare due momenti molto diversi tra loro: il primo, in chiesa, dedicato a capire come la tenerezza di Dio può essere un efficace antidoto contro l’indifferenza, partendo dalla parabola del Buon Samaritano e utilizzando una testimonianza di Elton John su come ha superato le difficoltà della malattia, mentre il secondo, fuori dai cancelli dell’oratorio, a portare un gesto di misericordia, simboleggiato dai “Free Hugs”, gli abbracci gratis, donati a persone sconosciute. Gli atteggiamenti sono diversi: dalla massima apertura alla diffidenza totale.
Questa giornata è stata utile a tutti per conoscere meglio l’amore e la tenerezza di Dio, e a conoscere il dono gratuito di un’amore da non nascondere sotto il mantello.

San Giuseppe – Santa Maria 1-7

La squadra di calcio dell’oratorio, che ha iniziato ad allenarsi da questo ottobre, ha conquistato la prima vittoria in una bella mattinata all’insegna del divertimento e dello sport.
Sabato 28 novembre si è disputata l’amichevole fra la squadra di calcio dell’Oratorio Santa Maria Madre della Chiesa e dell’Oratorio San Giuseppe Artigiano. La partita è stata giocata nel campo dello Sporting San Giuseppe, in Corso Agnelli. Le due squadre, composte da ragazzi di prima, seconda e terza media, hanno dato vita a un incontro molto vivace, acceso e ricco di gol. A supportare le squadre, alcuni ragazzi dei gruppi delle medie hanno acceso la mattinata con il loro tifo.
Il tabellino racconta che la formazione della Santa Maria, allenata da mister Luca Trevisanutto e da alcuni aiuto-mister, ha ottenuto una meritata vittoria con un rocambolesco 7-1. Le reti per la squadra ospite sono di Palazzo, Bellomo (i quali hanno siglato una doppietta ciascuno) Marotta, Cavallaro e Mandamiento.
Soddisfatto della partecipazione lo staff tecnico, che sta continuando a lavorare per preparare le prossime amichevoli.

Tutte le foto della partita

In viaggio per il nuovo anno oratoriano

Fare l’animatore è un viaggio ricco di emozioni e di esperienze interessanti, ma serve la preparazione adeguata per intraprendere al meglio questo progetto. Come prima tappa del nostro viaggio da educatori ci siamo riuniti nella casa di Forno Alpi Graie per prepararci al nuovo anno oratoriano. Questo mini campo si è svolto nelle giornate dal 4 al 6 settembre. Tre giorni pieni di attività, discussioni, riflessioni personali e divertimento.
Venerdì pomeriggio, arrivati a Forno e dopo esserci sistemati, abbiamo incontrato Don Domenico che ci ha illustrato il patto educativo del nostro oratorio, di cui abbiamo discusso a lungo. Questo patto è diviso in 11 punti, su cui abbiamo riflettuto singolarmente, dopodiché Don Domenico ha chiarito i concetti su cui eravamo incerti. Dopo averne discusso a lungo abbiamo concluso la giornata giocando tutti insieme per rafforzare il gruppo e renderlo più unito, più “gruppo”.
Il giorno seguente, durante la mattinata ci siamo soffermati sulla meditazione personale su ciò che c’era stato spiegato dal Don il giorno precedente. Ognuno di noi ha potuto “modificare”, secondo il proprio pensiero, ogni punto del patto educativo. Successivamente ci siamo divisi in gruppi per età e abbiamo condiviso ciò che avevamo concluso dalla meditazione. Al pomeriggio ogni gruppo ha esposto il risultato finale ricavato dalla condivisione: abbiamo discusso per più di un’ora e mezza a proposito delle nostre opinioni. In seguito abbiamo ritagliato un po’ di tempo per la preghiera personale costituita da canti e momenti intensi di preghiera. Dopo cena ci siamo divertiti a recitare, ridendo molto e divertendoci altrettanto.
La Domenica abbiamo dedicato ancora un po’ del nostro tempo al patto educativo di cui abbiamo discusso durante quasi tutto il ritiro. Abbiamo riassunto ogni punto di esso in base a ciò che pensiamo e a ciò che è risultato dalle discussioni tenute i giorni precedenti. Successivamente ci siamo riuniti ed Elisa ci ha presentato il calendario dell’anno oratoriano e tutti gli impegni di noi animatori. Dopo aver pranzato, verso le 14:00, abbiamo iniziato l’attività proposta da Don Domenico: potevamo scrivere su un foglietto anonimo tutto ciò che ritenevamo non fosse riuscito bene durante l’anno passato in oratorio, sfogandoci ed esprimendo tutti i nostri pensieri. Per concludere il ritiro nel migliore dei modi, il Don ha celebrato per noi animatori una messa molto intima ed emozionante, animata da canti e gesti. Finita la messa abbiamo fatto merenda, e dopo aver preso tutte le nostre cose siamo ripartiti per Settimo.
La conclusione è che questo ritiro ci è stato utile per poter discutere, confrontarci, prepararci al nuovo anno, stare con gli amici, rafforzare il gruppo animatori e infine divertirci insieme. Questi tre giorni in montagna ci hanno dato la carica per partire al meglio per il nostro viaggio verso l’animazione!

Guarda le foto del ritiro animatori

Quando lo straordinario serve a vedere l’ordinario!

Pubblichiamo l’articolo uscito sul bollettino parrocchiale di Loreggia sull’incontro tra i giovani delle nostre parrocchie del 1 maggio 2015.

Quando si arriva davanti ad un “lenzuolo” che potrebbe avere – il condizionale è purtroppo d’obbligo – duemila anni; che potrebbe aver avvolto il corpo di Nostro Signore e che potrebbe essere la “prova materiale” o, meglio, la reliquia, giunta fino a noi, della sfolgorante potenza della Resurrezione: una piccola scossa la si ha. Inevitabilmente. Forse accade perchè ci sembra impossibile arrivare di fronte a qualcosa di così importante e che non possa accadere niente. Forse accade perchè cerchiamo in lei la sicurezza che spesso reliquie, miracoli e paranormale dicono in genere di dare. È altrettanto vero, però, che nel momento in cui 23 giovani (animatori AC e scout insieme) sono partiti, in direzione Torino, dalla caotica piazza di Loreggia lo scorso 1° maggio, proprio per vedere la Sindone, hanno ben chiaro che non si va in cerca di qualcosa di grande. Non cercano nulla di eclatante, come non cercano un po’ di sicurezza, o un po’ di tranquillità al modico sacrificio di 400 chilometri. Così, dopo cinque ore di strada con la preziosa guida di Roberto, Efrem e Francesco e dopo il terrore causato da un furgone che non ripartiva più ci si è concessi un giretto tra i più famosi monumenti e le più importanti piazze di Torino: dalla Mole Antonelliana al Santuario della Consolata, da piazza Vittorio Veneto alla Real Chiesa di San Lorenzo. Dopodichè il pellegrinaggio è proseguito verso la periferia torinese, dove un emigrato loreggiano, il buon Giancarlo Rigon, si è adoperato per ospitarci in quella che ormai da più di cinquant’anni è la sua parrocchia a Settimo Torinese. E lì c’è stato un piccolo dono inatteso: abbiamo gustato la sorpresa di non essere solo ospitati, ma anche accolti con grande entusiasmo dal loro “gruppo di giovani” che come noi vivono e s’impegnano all’ombra del campanile. Persone nelle quali abbiamo scoperto una grande generosità e disponibilità, e che ci hanno accompagnato volentieri in quel breve tratto del nostro pellegrinaggio. Condiviso insieme la serata con questi nuovi amici, dopo avere riso e scherzato su chi parlasse peggio l’italiano, ci siamo spostati nella chiesa parrocchiale, dove nella preghiera abbiamo rivissuto nelle parole del Vangelo di Giovanni i momenti vissuti da Gesù poco prima di lasciare traccia del suo dolore sul sacro telo custodito nel duomo di Torino. Così nella notte sono tornati a vivere il tradimento di Giuda, la consegna di Gesù ai sommi sacerdoti, la sentenza di Pilato, la folla, che nel dubbio sceglie Barabba, tutta la cruda Passione di Cristo fino al mattino in cui la Sindone venne ritrovata nel sepolcro, fino al momento in cui Pietro osservò il discepolo amato vide e credette. Ma per concludere la lunghissima giornata non potevamo mancare un ultimo “struggente” saluto agli amici di Settimo Torinese e un veloce colpo di sapone, certi di dirigerci tutti in direzione sacco a pelo. Al mattino, dopo un sonno, quasi, ristoratore abbiamo celebrato le Lodi e via di nuovo in furgone verso il centro città. Qui è iniziato l’ultimo tratto del nostro pellegrinaggio: attraversando i giardini reali siamo entrati sempre più in un clima di raccoglimento e aiutati dalle storie dei più famosi santi di una Torino di certo non molto rinomata per la sua religiosità, siamo giunti al cuore del nostro camminare. È stato lì il climax: quei pochi minuti passati a fissare delle deboli impronte su un lenzuolo datato. Impronte che nel cuore dei fedeli sono simbolo di una certezza incrollabile: qualcosa duemila e rotti anni fa è accaduto. È qualcosa a cui la scienza non arriva, e per la quale si tira fuori la “sempreverde ruota di scorta della fede”: che avrà pure i suoi grossi limiti di velocità, ma per via di affidabilità non scherza… E quando sembra finita, per non immagazzinare esperienze da esibire in una vetrina dalla quale molto spesso si perde la chiave, è sempre bene fermarsi, fare il punto di quanto si può e si vuole portare a casa. Allora, prima di concludere con la messa, ognuno di noi, nella chiesa di S.Domenico, si è preso del tempo per parlare non solo di Dio, ma anche con Dio, e infine per condividere il piacere, i dubbi, le gioie, la propria fede con i compagni che hanno fatto questo splendido viaggio. È a quel punto che ci si rende conto di quanto in realtà quello che cercavamo nell’impronta lieve della Sindone sia un “miracolo” dato in sovrappiù, un segno dal cielo che rimanda a quanto avviene ogni domenica, per non dire ogni giorno. È un segno straordinario per ricordarci che il sacrificio di Cristo sta nel pane e nel vino dati a noi per la nostra salvezza e lì possiamo riconoscerLo come i discepoli ad Emmaus. Se la nostra fede, come quella di Pietro e del discepolo amato, necessita di vedere questo segno straordinario dell’amore di Cristo per noi, ben venga, ma non deve passare attraverso quel lenzuolo la nostra certezza: passi piuttosto attraverso la testimonianza di chi vive con noi. Attraverso le persone che ci accompagnano ogni giorno o anche solo nelle occasioni speciali. Attraverso l’amore e l’amicizia che segnano i giorni della nostra vita. Senza dimenticare, poi, che la testimonianza più grande non è quella di Tommaso ma la nostra, che “pur non avendo visto hanno creduto” (cfr. Gv 20,29). Concludiamo ringraziando don Luca, che si fa davvero in quattro per noi giovani delle parrocchie; ringraziamo don Leone che ce lo concede con generosità; Efrem che con il cappellano ha guidato l’esperienza; Laura, Roberto e Silvia che hanno curato la logistica. E infine un grazie speciale alla parrocchia di Settimo Torinese in toto, perchè elencare i nomi di tutti sarebbe davvero troppo lungo (facciamo eccezione per Giancarlo indigeno loreggiano migrato in Piemonte!), e a quanti, cominciando da noi partecipanti, fidandosi e mettendoci il cuore e la disponibilità hanno reso possibile questo meraviglioso pellegrinaggio. Grazie ancora e Buona Strada.
Fabio Marconato

Visualizza le foto dell’incontro del nostro oratorio con i giovani di Loreggia e Loreggiola